“Adesso è il momento presente e il momento presente è adesso”.
Abbiamo la tendenza a pensare che la vita quotidiana
sia diversa dall’attimo decisivo; così quando arriva
il momento di agire, non siamo mai pronti.
Comprendere l’espressione:
“Il momento presente è adesso”
significa prepararsi costantemente all’imprevisto.
Hagakure, il libro dei Samurai
Anzitutto mi scuso con i lettori se questo articolo non avrà il titolo e il contenuto preannunciato nel numero precedente di Zpravodaj, ma gli eventi drammatici delle ultime settimane mi hanno convinto a dedicarmi a problemi più attuali e contingenti.
Quello che mi interessa realmente adesso è scrivere di Mario Monti, l’uomo da più parti osannato come il salvatore dell’Italia. Strano paese il nostro, sempre pronto a piegarsi di fronte ai potenti, disposto a lasciarsi derubare e ingannare dai peggiori satrapi, salvo poi, in un improvviso moto di orgoglio, esprimere una potentissima voglia di catarsi. Ed è questo ciò che si avverte adesso nel Belpaese: un’irresistibile desiderio di riscatto nella convinzione di meritare molto più dei sorrisetti beffardi (peraltro meritatissimi) di Sarkozy e della Merkel. Un’onda potente di rivalsa che grida vendetta per questi ultimi due decenni di debiti pubblici, tagli alle spese sociali, tasse, privilegi per pochi, collettivizzazione delle spese e privatizzazione dei profitti e di crescita inesistente.
Perché questo è stata, in ultima istanza, la Seconda Repubblica (1992-2011?), rappresentata soprattutto, ma non solo, dall’egoarca a capo di una gerontocrazia di indecenti signori feudali protetti dall’impunità della politica. Ed è chiaro che la Seconda Repubblica italiana ha fallito rischiando addirittura di trascinare con sé nel baratro l’Europa intera.
I mercati finanziari, questi avvoltoi perennemente affamati, adorano i debiti delle proprie vittime, come li adorano tutti gli strozzini. Senza debiti non possono arricchirsi. È dunque una menzogna quella per cui i mercati siano contrari ai debiti degli stati. Di cosa vivrebbero? D’altra parte anche lo strozzino deve stare attento a non esagerare. Se la presa sul collo della propria vittima diventa troppo forte, rischia di strozzarlo, e dopo addio riscossione dei crediti e lauti interessi!
Ed è questo ciò che sta accadendo in Europa. A causa della crescita troppo debole, o inesistente, gli erari pubblici e con essi la nostra ricchezza, le vittime di cui sopra, rischiano di non reggere più la stretta dei mercati sui loro colli asfittici e i debiti, che prima non rappresentavano un problema, adesso sono diventati il problema principale di cui si parla e si scrive.
Sulle cause della mancata crescita non intendo occuparmi adesso, basterà ricordare che la banca di investimento Goldman Sachs, insieme ai fondi nascosti che le stanno dietro, da quando c’è la crisi sta facendo affari d’oro. Prima o poi qualcuno dovrà seriamente chiedersi quali siano le loro reali colpe. Per il momento andiamo a vedere gli effetti. I mercati finanziari da quando è cominciata la crisi hanno avviato una massiccia campagna propagandistica volta a spingere i paesi europei verso il rigore fiscale nella paura che la situazione diventi insostenibile e si arrivi ad una cancellazione del debito come in Grecia (-30%!).
Se ciò è stato tollerato per il relativamente piccolo, in termini assoluti, debito della penisola ellenica, un simile default non sarebbe mai accettabile per un paese grande come l’Italia il cui debito pubblico, circa il 120% del PIL, rappresenta il 30% dell’intero debito pubblico europeo e la cui economia è, per grandezza, la terza in Europa e la settima-ottava al mondo. Il suo crollo avrebbe ripercussioni inimmaginabili.
La politica italiana non è stata in grado di affrontare il problema, paralizzata nel vano tentativo di costringere Berlusconi a rispettare le leggi e ad occuparsi di qualcosa di diverso del suo gretto interesse privato. E così sono intervenuti i mercati che in una sola settimana sono riusciti a fare quello che alla sinistra italiana non è riuscito in 17 anni: spodestare Berlusconi. Ecco arrivare Mario Monti, ironicamente ribattezzato Super Mario.
L’Italia ha immediatamente riacquistato prestigio e credibilità a livello internazionale. Manifestazioni di fiducia e di stima al nuovo capo di governo sono arrivate da tutti i più importanti capi di stato del mondo. Monti, data la sua competenza tecnica, viene addirittura chiamato in causa affinché contribuisca con proposte concrete alla risoluzione della crisi europea. Quale abissale differenza rispetto alle figuracce di Berlusconi. Questo cambiamento è un balsamo benefico per la misera autostima degli italiani, abituati da anni ad essere considerati gli ultimi dell’Europa sempre in procinto di essere cacciati dal club dei VIP europei. Così come ha fatto bene alla politica italiana questa ventata di serietà, professionalità e sobrietà introdotta dall’arrivo di Monti e del suo stile computo e riservato.
Ma chi è Monti? Mario Monti, istruito presso i gesuiti, era fino al nuovo incarico politico presidente dell’Università Bocconi, una delle migliori università italiane. In passato è stato per 10 anni eurocommissario, al mercato interno e all’antitrust. Riconosciuto da tutti come un insigne economista, dagli osservatori più attenti gli viene oggi rinfacciato di esser stato anche international advisor della Goldman Sachs, la banca di investimento che, secondo Milano Finanza, starebbe dietro all’attacco speculativo contro i titoli di stato italiani. Monti è inoltre presidente per l’Europa della Commissione Trilaterale oltre che della Bilderberg, entrambe organizzazioni private non governative che riuniscono personalità di spicco dell’economia e della politica mondiale, da più parti accusate di essere le vere cabine di regie nascoste dove si prendono le decisioni che contano al di fuori di ogni regola democratica.
E di scarsa democrazia possiamo parlare anche in relazione alla nomina di Mario Monti, di fatto imposto dagli stessi mercati finanziari che lo hanno appoggiato fortemente, così come di quella di Papademos, il suo collega diventato da poco nuovo premier della Grecia. Anch’egli legato a Goldman Sachs, anch’egli Commissione Trilaterale. Sarebbe da ingenui pensare che si sia trattato solo di un caso.
Sia Monti che Papademos, se pur nell’intelligenza che li contraddistingue, sono rappresentanti di punta di quella teoria economica neoliberale che, di fatto, governa a livello ideologico il mondo da circa 30 anni (a partire da Reagan e dalla Tatcher) e che ha prodotto bassa crescita, aumento delle disparità sociali ed economiche, conflitti armati, riduzione dello spazio democratico nei paesi occidentali e attacco ai diritti faticosamente conquistati durante il XX secolo.
I problemi attuali delle economie europee mi ricorda molto il Conte Dracula travestito da medico che, di fronte ad un paziente moribondo, quali le economie moderne sono, continua a sostenere la necessità di applicare altri salassi. E così altre e altre sanguisughe drenano sangue prezioso che va a cibare Dracula, indifferente alla salute della propria vittima. Ovvero si continuano a proporre come unica soluzione altri tagli e aumenti delle imposte (nota bene sempre alle categorie degli stipendiati, perché gli imprenditori ci danno lavoro e, quindi, sarebbero intoccabili) che non fanno altro che deprimere ancora di più la crescita. Viene da chiedersi il perché di tutto ciò. La disinformazione e la propaganda riescono a fare davvero miracoli, sia nel bene che nel male. E così Dracula può continuare a sfamarsi a sazietà a nostre spese. La maggioranza di noi saranno addirittura ben disposti a questo sacrificio di sangue, convinti che non c’è alternativa (vi dice qualcosa l’acronimo TINA? There is no alternative. Con questo slogan ci dominano).
Molti temono che con Monti siamo caduti dalla padella alla brace. Di Berlusconi si è detto di tutto, ma in genere si assume che, in fondo, era stato liberamente eletto. Nessun elettore italiano ha votato Monti, e anche se il parlamento, con l’acqua alla gola, gli ha concesso la fiducia, è necessario ragionare sul serio pericolo della legittimazione, causa emergenza, di un deficit democratico che da temporaneo potrebbe troppo facilmente protrarsi nel tempo.
Come sempre le parole di un comico, Maurizio Crozza, ci aiutano a fare chiarezza e a riassumere quello che sta accadendo: “Gli stati hanno salvato le banche che hanno fatto fallire gli stati, e i capi delle banche vanno a governare quegli stati che le loro banche hanno fatto fallire”. Per chi crede nella democrazia e nella giustizia (spesso ciò si tace, ma senza giustizia non può esserci vera democrazia) questo sembra un incubo, ma purtroppo appare sempre più chiaramente come la verità.
Non ho la ricetta magica per salvare la democrazia, né ho la pretesa di essere il detentore della verità unica. Ma, in un momento drammatico come questo, non voglio rinunciare al mio diritto di parola e al mio dovere etico di contribuire alla rinascita, perché credo nel genere umano e credo dunque nella sua forza, urlando a pieni polmoni che “il re è nudo”.
È ora di svegliarci dall’incantesimo perché il momento decisivo è prossimo e saremo chiamati, in un modo o nell’altro, a decidere del proprio destino. Non lasciamo che la nostra passività e il nostro pessimismo siano il pretesto per deleghe in bianco a quegli stessi che hanno creato la crisi.
Finché l’uomo sarà libero di pensare, creare e rischiare, un’alternativa migliore ci sarà sempre. Sta solo a noi crederci, perché credere È agire, e agire È cambiare il mondo.
Pubblicato sul numero 1 / 2012 del Bollettino dell'Associazione Amici dell'Italia e sul numero 01/2012 della rivista La Pagina. Potete scaricare l'articolo dal web della rivista cliccando qui.
http://www.lapagina.info/cgi-bin/htm/archivio2.asp?select=2012&ricerca=ricerca
L'immagine di Monti il Padrino è di Paolo 'Neupaul' Palmacci http://inpastoalsilvio.wordpress.com/2011/11/12/padri-e-padrini che ringrazio per la gentile concessione.
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